La casa de los niños, la casita de paz
... 7 anni fa, circa in questa data, iniziava l’avventura della casa de los niños che in quel tempo chiamammo “casita de paz”. Iniziammo con niente, con qualche materasso per terra, al freddo dell’inverno appena iniziato, nella bellissima casa con piscina presa in affitto. Ci trasferimmo con alcuni bambini di strada che provocarono sgomento nelle prime amiche italiane che vennero a visitarci. La domenica, la casa si riempiva di altri duecento bimbi poveri del settore o del carcere femminile di Cochabamba. Le notti le passavamo in strada per cercare di ricuperare i nostri bimbi che abitualmente scappavano marinando la scuola...
... mi sono ricordato stasera di questo particolare perché nel pomeriggio ho rivisto per strada Max, con i capelli lunghi, sporco come un maialino, con un sacchetto di minestra in mano, con il suo sguardo allampanato per la droga. L’ho salutato con affetto, ma Max non si ferma mai quando mi incrocia per strada, solo mi sorride malinconico e se ne va incontro al suo destino. Max avrà ora 20 anni. E’ uno del centinaio di bimbi/ragazzi di strada che sono stati con noi all’inizio, a cui vogliamo un bene speciale. Ma con lui non ce l’abbiamo fatta. Come nel caso degli altri bambini, 7 anni fa lo rimandammo a casa, quando stava meglio. La sua mamma viveva nella zona tropicale, a 5 ore da Cochabamba. Dopo una settimana, Max ritornò sconsolato a Cochabamba a vivere per strada perché il nuovo marito della mamma l’aveva rifiutato e non voleva saperne di lui. Questo rifiuto significò l’addio di Max a ogni speranza di vita buona e da quel momento si lasció andare. Una volta lo tirammo fuori dal riformatorio facendoci garanti per lui. Ora non lo possiamo più tirar fuori nè dalla strada nè dalla droga. Ci incrociamo ogni tanto per strada, ma lui non si ferma mai perché è stato rifiutato e non trova in sè la forza per superare questa sconfitta e non si fida più di nessuno. Chissà se per lui riusciremo insieme a riaprire di nuovo uno spiraglio di speranza...
... domani primo luglio, è il compleanno di Anahí, che compirà 12 anni. Quasi nessuno la conosce perché è una delle ultime arrivate alla nostra casa. La tubercolosi mal curata le ha rubato la voce per sempre e quella sua cannula nella trachea, mascherata da un foulard, marca e delimita la sua vita di bimba, i suoi movimenti, i suoi sogni, i suoi giochi, le sue amicizie, le sue paure e i suoi capricci. Anche Anahí, che è una bellissima ragazzina, sorride a volte malinconica, ma lei non si è fermata davanti a una sconfitta e ha deciso lottare e guadagnarsi la vita facendosi protagonista della sua malattia. E poi Anahí ha una famiglia che le vuole bene, una famiglia povera ma dignitosa, una famiglia che si trasferirà da noi al più presto possibile perché qui l’ambiente è più salutare per il futuro di Anahí. Il fine settimana e in questo periodo di vacanze, Anahí va a casa sua perché è giusto così: vale di più mantenere il legame con la propria famiglia, anche se è povera, che caldo letto de la casa de los niños. Ma domani ci troveremo per farle festa insieme agli altri bimbi della casa, della nostra bella casa, disordinata ma bella perché ricca del sorriso, delle grida e dei capricci dei nostri bimbi.
.. e sempre domani dovrebbe arrivare da noi Emily, la vispa bimbetta di due anni che oggi è stata dimessa dall’ospedale e che ha la leucemia. Lei non è cosciente della gravità della sua malattia tanto sprizza felicità il suo volto. La chemioterapia, questa volta, ha avuto il sopravvento suoi suoi capelli, ma la dottoressa è fiduciosa sul suo futuro, Viene da noi perché la sua mamma, una ragazza giovane del campo che ha un altro figlioletto di 4 anni, ha chiesto aiuto per poter tener sotto controllo la bimba e in quella sua stanzetta in affitto, Emily si ammala continuamente di bronchite. E così noi ci siamo offerti e abbiamo pensato che uno dei nostri nuovi ambienti si potrà destinare alla famigliola di Emily. Emily noi l’abbiamo conosciuta attraverso il vetro della porta della sua stanzetta di ospedale, nel suo stato di isolamento per evitare contagi. Quella porta a vetri ci ricorda i momenti difficili quando conoscemmo María René in fin di vita, quattro anni fa...
... difatti, a un certo punto, ci fu un salto per la nostra casa: dai bambini di strada ai bambini ammalati, dalla casita de paz a la casa de los niños. E tanti volti e tanti nomi che sfilano sotto gli occhi del cuore che quasi non me li ricordo tutti: Maira, David, Toño, Luciano, Paola, Víctor Manuel, Teresita, Marianita, María René, Sabastián, Evita, Manuel, Jhonatan, l’altro David, Danielito, Roxana, Miriam, Mariano, Fabiola, Noelia, Nelly, Eli, Gladys, Ximena, Remi, Zacarías, Debora, Gina, Claudia, Damaris, Eugenio, Daniela, Giovanna, ...., ...., Laura, Katerine, Ari, Jacki, Wara, Evelin, Jazmine, Anahí, l’altra Anahí, Michelle, Wesley, Ronal, Jhonni, Vidal, Mateo, Luis Andrés, José Antonio, ... ... in questi giorni viviamo con Ari, Jacki, Katerin, Sebastián, David e Mateo (a dire il vero, stiamo ospitando pure 50 ragazzi del focolare che passano alcuni giorni di vacanza con noi e ne siamo felici!).
Quanto tempo si fermeranno con noi questi bimbi, non lo sappiamo. Difficile che David possa trovare qualcuno che lo adotti o che la sua mamma se lo riprenda, e poi noi non vogliamo separarcene. Difficile ritrovare la mamma di Jacki... In cambio, per il piccolo Mateo (per adesso si chiama così) è successo un miracolo. Lui compirà 6 mesi tra qualche settimana e pesa quasi 8 chili! E’ un bimbo tranquillissimo che mangia e dorme beatamente nella sua culla. Due mesi fa l’abbiamo portato all’ospedale per una grave infezione provocata dal tubo di drenaggio istallato nella sua testa. La meningite sembrava vincere sulla sua vita. Dopo un mese di cure, la sua testa si è rimessa a posto da sola e non c’è più bisogno di nessuno tubo di drenaggio (come quello che usano David e Jacky) e probabilmente lui potrà fare una vita normale. I medici non riescono a spiegare questa evoluzione così favorevole. Noi solo ne godiamo e ora possiamo sognare per lui una famiglia che l’accolga.
E lo stesso vale per il piccolo Luis Andrés che tra poco compirà 5 mesi. Pesava poco più di un chilo quando è arrivato qui e ora ne pesa 4. E una delle nostre famiglie ci aiuta nel curarlo. ... alcuni dei nostri bimbi sono già volati in cielo..., altri sono volati a vivere con la propria famiglia e li possiamo solo contemplare attraverso la nostra finestra magica... ... Marianita vive felice, legge bene, è una bimba bellissima ... María René è magrina, capricciosa, debole, ma è sempre la mia favorita: la vedo camminare come una sonnambola per la cittadella, contenta della sua casetta, della sua mamma e della sua sorella ... Evita gioca felice con le sue cuginette ... Manuel cammina e parla come un piccolo Pinocchio, e mi fa tanta tenerezza quando lo vedo per mano con la sua mamma stenca come lui... ... per ognuno dovrei appuntare una nota..., ma sono tanti. ... mentre scrivo queste note, rivedo le spalle di Max, questo pomeriggio, che mi passa e non si gira al mio saluto, ma tanto so che mi sorride. ... domani rivedremo Anahí che sorriderà felice per il suo compleanno insieme ai suoi “fratellini della casetta”, e vedremo il sorriso di Emily mentre si congeda dalla dottoressa e dalle infermiere dell’ospedale.
Storie e volti che ci uniscono e marcano la nostra vita e la vita de la casa de los niños.
Luciano
Casa dei bambini, 25 aprile 2009
Tre anni fa, il martedì 25 aprile del 2006, i medici staccavano il respiratore artificiale e ci restituivano il corpo senza vita del nostro Luciano (si legge: Lusiano). Le ultime ore di quel pomeriggio afoso disegnavano in silenzio la penombra della sala di rianimazione dell'ospedale giapponese di Santa Cruz. Da nove giorni eravamo lì al suo capezzale insieme agli amici della Comunità di Santa Cruz: Lourdes, Max, Javier, Herman, Henri ed altri. La domenica prima erano venuti pure gli amici di Cochabamba a salutare il nostro piccolo: Silvia, Tania, Alejandra e Vladi. Dall'Italia ci chiamavano ogni giorno per sapere come stava; e il martedì seguente sarebbe pure arrivata Luciana per stare con noi...
Luciano è uno dei bimbi a cui abbiamo voluto più bene, un bene che non si spegnerà mai nel nostro cuore.
Avevamo da poco festeggiato la Pasqua, nella nostra casetta di Cochabamba, insieme alla sua famiglia, con una bella zuppa di pesce, come a lui piaceva.
Avevamo lottato insieme per rimettere in sesto i suoi polmoni divorati dalla tubercolosi.
Avevamo persino inventato il suo compleanno, il 31 marzo, per fare una festa apposta per lui che mai aveva ricevuto una torta e un regalo per quella occasione, lui che viveva nella forestra tropicale, a Bia Recuaté, in mezzo a tanta trascuratezza...
Il suo sorriso e il suo buon umore ci avevano conquistato.
Di notte faceva fatica a dormire per le difficoltà respiratorie per cui, con tenerezza, adagiava la testa sul nostro petto per alleviare il dolore. Ma non l'abbiamo mai visto piangere.
Un abbraccio era il suo modo di ringraziare per l'amicizia che tanti gli avevano offerto. E lui lo faceva notare quando qualcuno da tempo, senza avvisare, non lo visitava: Dove sei stato, perché non sei venuto??.
Avrebbe compiuto 8 anni -davvero- all'inizio di luglio, ma a noi sembrava molto più grande tanto la sofferenza aveva fatto crescere il suo cuore.
I giorni nell'ospedale rimangono per me come un tesoro prezioso, con tanti sprazzi di vita di cielo. Lui che accarezzava me e mi invitava a dormire. Che mi parlava delle scimmie e dei piccoli coccodrilli del suo grande fiume, il río Chimoré.
Ai bimbi è facile voler bene, ma quando uno di loro soffre a morte, come spesso ci è capitato di vedere nei bimbi yuqui, il dolore strazia il cuore. Per questo, dopo quel triste 25 aprile, sono stato in silenzio per oltre 3 mesi...
... Stasera, nel silenzio della nostra casetta, ho rivisto i volti dei bimbi che vivono con noi attualmente: David, Celestina, Matteo, Iver, María René, Anahí, Sebastián, Manuel e pure Marianita. Sono volti che brillano con un sorrio speciale. Un sorriso che sembra dire grazie a Dio e alla nostra casetta.
Dal Cielo, lo sappiamo, Luciano, insieme a Maria e a Gesù, insieme al piccolo David e ai nostri che sono già arrivati, ci accompagnerà sempre con il suo sorriso e il suo buon umore.
Il sorriso dei bimbi è l'atmosfera speciale che sostiene giorno dopo giorno la marcia della nostra casetta.
david, matteo e celestina
Mi è stato detto più volte, in questo periodo, che è bello iniziare la settimana insieme, condividendo qualche ritaglio di vita della nostra casetta o della nostra esperienza come “famiglia grande”. Mi sembra proprio una bella idea e cerco di metterla in pratica.
Il piccolo bebé (prima senza nome, ora con il suo proprio nome: Matteo!),David e Celestina sono gli ultimi arrivati nella nostra casetta, insieme ad Iver, che vive per adesso con la coppia di Pavia che ci aiuta nella costruzione della scuola e ci dà una mano concreta nella cura dei bimbi e della casa.
Questi tre piccoli, tra le tante cose in comune, hanno una caratteristica che li rende particolarmente simili: sono di poche parole.
Il piccolo Matteo oggi compie tre mesi: auguri! Ed è comprensibile che sia di poche parole. David ha quattro anni e per il suo stato di salute non parla (chissà se un giorno riuscirà a parlare...). Celestina, invece, di anni ne compirà dieci il venti maggio, ma non parla perché la sua lingua è incomprensibile per noi e nessuno di noi la parla. E poi lei è molto timida e forse, in tutti i modi, parlerebbe poco lo stesso.
Sono i nostri favoriti perché “piccoli e indifesi” e in certi sensi, pure rifiutati.
Matteo e David sono stati abbandonati dalle loro mamme in ospedale...Celestina è senza la mamma, morta durante il parto dell’ultimo figlioletto,sola, lassù sui monti a 4.000 metri...
Tutti e tre hanno un volto molto bello, che è stranamente chiaro.
E’ vero che sono di poche parole, ma è altrettanto vero che hanno un modo tutto loro di esprimersi, e questo periodo insieme è marcato dal nostro sforzo per comprenderli, per cercare di comunicare con loro, cercando di capire i loro suoni, le loro espressioni, cercando di anticiparci alle loro necessità non espresse a voce.
Il piccolo bebè miagola ogni tre ore, quando scade il tempo di riposo tra una poppata e l’altra. Sembra un orologio e non ritarda mai di un minuto! A dire il vero, come ben sanno le mamme, lui di suoni ne emette altri: per la bocca, dopo aver finito il biberón, ed anche per il “potito” (si può intuire la traduzione), per liberare il pancino dai gas. Dopo questa
prima settimana con noi, è ingrassato! Si fa per dire, ma di fatto ha le gote più cicciottelle. In tutti i modi, stiamo tutti sull’attenti per capire il gesticolare delle sue braccine e il movimento della sua bocchina o il lamentarsi fuori tempo. A volte si va per tentativi: forse un po’ più di latte, forse un pannolino asciutto, forse un ruttino che manca, forse un po’ di coccole, forse una copertina in meno o forse qualche altra decisione misteriosa difficile da decifrare. E allora –tutti quelli che siamo in casa in quel momento- ci riuniamo per metterci d’accordo e dalla nostra discussione ne vengono fuori dieci alternative diverse. Giusto il tempo perché il piccolo si addormenti di nuovo, cosciente della nostra poca preparazione in quanto a bebé. E lì, nei suoi sogni, un sorriso spunta sulle sue guancette gonfie. Giulia (l’amica di Parma che è venuta a darci una mano) dice che sta parlando con il suo angelo custode...
David dice solo “ta ta taa taa”, modulato in diversi toni. Tutti gli altri bimbi della casa si avvicinano a lui e insieme a lui parlano il “ta ta taa taa”. “Mi ha risposto!”, gridano poi felici. David suona il tamburo con i piedi (contro la parete della culla, come se fosse ua bicicletta) e batte le mani continuamente per richiamare l’attenzione su di sè e per cercare una stretta di mano, una mano amica, una mano che gli esprima tenerezza e gioia. Ogni tanto, sventola la sua manina fino al bordo della culla come a dire: “Hei, amici, io sono qui, esisto ancora, anche se adesso voi tutti siete occupati con la novità del piccolino”. David e Matteo dormono di sotto, dove c’è più caldo e dove possiamo controllare il loro sonno e i loro desideri, senza dover svegliare gli altri amici della casa. Quando di notte il piccolino piange/miagola, anche David si sveglia e ammicca un risolino, da furfantello geloso. Il biberón deve essere dato anche a lui!
Dopo quasi 7 mesi che è con noi, ormai riusciamo a capire quasi tutto di David. Non c’è bimbo in casa più sensibile ai nostri stati d’animo, alnostro modo di trattarlo. Un bacetto sulla fronte lo fa felice per tutto ilgiorno. Un saluto da lontano (“Hola, David!”), richiama il battito allegro delle sue manine. Una sgridata, quando si toglie tutti i vestiti di dosso, produce immediatamente una mescolina sulle sue labbra che fa tenerezza. Quando mangia di gusto, si mette a sguazzare nella sua culla e ride sonoramente con altrettanto gusto.
Celestina ha scelto lei stessa di ritornare qui a casa per completare il trattamento contro la tubercolosi. Da quando siamo andati a Karpani a prenderla, martedì scorso, il sorriso splende sul suo volto, ogni volta che le dirigiamo lo sguardo. Le uniche parole che sussurra sono: “sì, no”, ogni volta che le facciamo una domanda. Ma quando i suoi occhi incrociano i nostri la vediamo felice. Passeggia con calma in giardino, data la debolezza del suo fisico, alla ricerca di amichette, che per ora la schivano. Mangia con gusto pure lei ed è felice di avere un letto tutto per lei, con lenzuola e coperte. Va a scuola con gli altri bimbi della sua età proprio nel corso con la professoressa che per fortuna parla la sua lingua.
Ma noi non riusciamo ancora ad entrare nei suoi pensieri. Oggi le abbiamo comprato dei vestitini nuovi che domattina potrà spianare per andare a scuola. E’ una donnina, e ci tiene!
Il piccolo bebè, il piccolo David e la piccola Celestina sono tre angioletti che rallegrano la nostra casetta, coi loro gesti, con i loro sussurri, con le loro espressioni spesso misteriose per noi. Le loro vite sono spuntate nel giardino della nostra casa per ricordarci che nell’amore bastano poche parole per far fiorire il sorriso.
I sandali di Celestina Finalmente a casa!
Da tempo desideravo poter riprendere il racconto dei sandalini di Celestina con il lieto e sospirato fine del suo ritorno a casa. Difatti, ieri pomeriggio, Celestina è stata dimessa dall’ospedale, quasi completamente ristabilita, con una grande debolezza fisica (è calata molto di peso) e con il riscontro della tubercolosi miliare (non so bene cosa significhi e quale
sia la sua traduzione esatta in italiano).
Sono passati 45 giorni difficili, di terapie dure in ospedale, con tante preoccupazioni nostre, del papà che –dobbiamo proprio dirlo- è stato sempre generosamente al suo fianco, e dei medici. Giorni di grande silenzio e dolore anche per Celestina che sa modulare sotto voce i suoi “sì-sì” e i suoi “no-no” e non una sillaba in più. Celestina è un incanto di bimba, che mai dimostra i misteri, i desideri e i sogni del suo cuore.
Celestina questo pomeriggio è rientrata al suo villaggio, a Karpani, con il permesso nostro e dei medici. Domenica tornerà da noi insieme al suo fratellino. La tubercolosi deve stare sempre sotto controllo e non si può interrompere in nessun modo il trattamento, per questo motivo la bimba si fermerà da noi per un buon tempo. Qui l’accompagnerà pure il fratellino,
per non farle perdere il vincolo familiare e perché non senta tanta nostalgia. E poi lei non parla mai in spagnolo per cui le farà bene chiacchierare, quando vuole, di nascosto in quechua con il fratellino.
Mi viene da dire che questa volta siamo arrivati in tempo... Ringraziamo chi ci ha indirizzati sin lassù al suo villaggio quel sabato pomeriggio di gennaio.
I sandalini di Celestina sono già al villaggio, insieme ai suoi vestitini lavati. Lei è partita con i vestiti che le abbiamo dato e un bel paio di scarpe nuove. Al ritorno inizierà qui la scuola pure per lei, insieme i nostri bimbi del villaggio arcobaleno, coi vestiti di città. Chissà come la
tratteranno i compagni... Chissà come si sentirà lei... Sarà una sfida nuova, dura come gli esami di ospedale, ma Dio ce l’ha affidata e noi ci affideremo solo alla nostra debolezza e incompentenza per farci aiutare da chi senza dubbio ne sa più di noi.
Di nuovo ci ringraziamo reciprocamente per aver visto un sorriso ammiccare furtivo sul volto della nostra bimba in questi giorni.
la vita qui (e sono convinto che é cosí da tutte le parti!) é solamente condividere
Ciao! Stasera pensavo che la vita qui (e sono convinto che é cosí da tutte le parti!) é solamente condividere. Tornavo dall'ospedale dove Remi é ricoverato di nuovo da alcuni giorni. Lui sará sempre un bambino molto debole, come Mariano. E' pure molto triste quando non sta con noi... Non si sa bene cos'abbia, questa volta. Fuori dall'ospedale c'erano i genitori con gli altri due fratellini. Abbiamo parlato un po' e poi mi sono accorto che la sorella non sta bene cosí ho chiamato subito per cellulare la dottoressa per vedere cosa fare. E lí bisogna usare il tempo, quel poco tempo che abbiamo visto che MRené ha degli orari molto rigidi e non si puó affidare a qualsiasi persona. Ma sono rimasto lí finché non abbiamo fatto tutti gli esami possibili, scocciando tutti i dottori possibili. Ha gli stessi sintomi di tutti gli altri bambini ammalati di tubercolosi, ma se non si interviene subito... Poco prima mi ero incontrato con il dottore che vive per periodi nella tribú degli Yuqui. Era disperato, disilluso perché non vede nessun miglioramento lá. E poi non lo pagano da alcuni mesi cosí non puó nemmeno andare a fare il suo lavoro. E ho dovuto dargli dei soldi io, immaginiamoci...
Avevo lasciato i 5 fratellini (di Edson) a casa a guardare un video pensando di tornare presto. Ma era giá di notte quando sono rientrato cosí ho preparato anche la cena per loro visto che non dicono mai di no a niente e a casa loro di sera trovano solo té con pane. E alla fine ho chiesto loro di scrivere su un foglio che regalo desiderano per il prossimo Natale, cosí magari possiamo aiutarli a realizzare qualche loro sogno. Piú tardi leggeró quanto scritto su quei bigliettini. Poi é arrivato pure Antonio, che era fuori ad aiutare alcuni suoi amici, ma ha avuto un attacco di epilessia molto forte e voleva arrampicarsi sulla porta a vetri della cucina... María René si é messa a piangere quando l'ha visto cosí strano... Anche lei era agitata perché eravamo fuori orario con tutto, ma poi ha fatto la bravina e si é addormentata tranquilla.
Ora in casa c'é silenzio e scrivo quello che penso: che sono fortunato a poter condividere la vita di tanti, soprattutto piccoli, ma che si soffre tanto e tante volte non si puó fare niente. Non si tratta di aiutare, si tratta di stare lí, di farsi prendere il cuore dal dolore degli altri, dalle gioie degli altri, dai desideri degli altri, dalle disillusioni degli altri. Siamo fortunati ad avere un cuore che ancora puó palpitare....



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