Casa de los Niños, 26 ottobre 2009
Oggi c'è stata la prima sconfitta sul terreno penale con le suore. La giudice, che è una persona onesta, non ha preso in considerazione il nostro ricorso di sospensione del processo e ha accettato la richiesta degli avvocati delle suore di sottopormi a misure cautelari. Avremo l'udienza il 5 novembre, il giorno del compleanno di mia madre. Che bel regalo sarebbe per lei sapere che suo figlio corre il rischio di andare in carcere per aver comprato un terreno su cui realizzare il sogno di costruire un villaggio per bambini, famiglie e giovani emarginati, persone che mai avrebbero potuto sognare un futuro degno per la loro vita senza l'Associazione Casa de los Niños, senza il Movimento dei Focolari, senza la Comunità di Sant'Egidio in Bolivia, insieme a tanti altri amici e tante altre amiche ? della chiesa e non della chiesa, che importa!- che nonostante tutto continuano a credere e a resistere con noi...
E' triste essere sottoposti a un processo per sognare di voler bene ai poveri, ai bambini ammalati, alle persone in carcere, ai ragazzi di strada, ai soli di questo mondo frettoloso, chiuso, indifferente che sembra aver perso di vista l'orizzonte del bene senza interessi...
Anche nella Casa de los Niños, anche nel mio cuore fioriscono momenti di sconforto... Ne prendiamo atto insieme perché questo sconforto ci avvicina a chi più soffre e ci fa fratelli nella solidarietà e nella simpatia del dolore comune. Dobbiamo imparare a ringraziare anche per questo e a non giudicare e a non perdere la serenità, per continuare a voler bene, per continuare a sorridere e far sorridere.
... questo pomeriggio sono arrivati alla Casa de los niños i compagni di scuola di Celestina, dall'altipiano, insieme al loro maestro, per passare due giorni con noi ed aiutarci a rendere più facile il rientro a casa di Celestina, ora che sta bene. Sono venuti anche per respirare il clima della città e l'euforia di tante cose nuove che abbagliano per un momento la vista, loro che vivono in un mondo che si è fermato a mille anni addietro. Sono bimbi e bimbe bellissimi/e. Giulia e Martina, qui da noi da una settimana, sono rimaste impressionate dalle lunghe e curate trecce delle bimbe. Sono bimbi e bimbe che non parlano con altri: sussurrano tra di loro piccoli e grandi segreti che difficilmente potremo scoprire noi. Ma sono pure bimbi e bimbe che godono dei giochi semplici, delle capriole, e dell'estensione verde dei nostri giardini e guardano con impazienza l'azzurro della piscina qui sotto. Non chiedono mai niente, accettano tutto con timidezza e si fanno guidare. Sono intelligentissimi, l'intelligenza di chi vive con niente, di chi si muove al ritmo della natura e delle stagioni. Sono felici di stare con noi e noi siamo felici di averli qui in questi giorni.
Quando vengono, ne approfittiamo per regalare vestitini e per lavarli, prima di andare a letto. Superata la timidezza del momento e accativati dalla doccia con acqua calda ?mai sperimentata prima!- accettano di farsi aiutare. Lavarli, sgrassarli, insegnare ad usare lo schampo o il dentifricio, sono momenti di una vita che marca solo l'essenziale e riporta la serenità, ridimensionando lo sconforto.
A me è toccato comprare i vestitini e tagliare le unghie dei piedi ai bimbi, mentre Fabrizio, dei Castelli Romani, si adoperava ad asciugare i capelli col fon, uno strumento senza dubbio considerato infernale per questi bimbi!
Prendere i loro piedini tra le mie mani, togliere lo sporco rimasto tra le unghie, nonostante il superlavaggio, vincere le loro paure di essere trafitti dal tagliaunghie, curare le loro ferite, sentire il duro dei talloni e della pianta del piede per la continua lotta contro l'asprezza della natura altiplanica mi ha aiutato a non perdere di vista l'essenziale, a non farmi vincere dallo sconforto e a continuare a lottare.
Anche il mio cuore deve subire tagli, e rendersi duro e resistente per continuare a battersi per il bene. Grazie, bimbi e bimbe, che siete scesi dall'altipiano per entrare pure voi nell'orizzonte della Casa de los Niños, che vuole abbracciare tanti e lanciare ponti di amicizia e di bontà, nonostante le sconfitte.
visita ai villaggi dell' altipiano
Nei giorni scorsi ho avuto modo di andare più volte a trovare i nostri amici che vivono nei villaggi sperduti dell?altipiano, a cui noi siamo legatida tempo. Sono andato per mantenere il contatto e per portare qualche segno concreto. Sono andato senza la nostra gloriosa camioneta, che è ormai un ricordo e un mito, usando una macchina presa a prestito.
Sono state giornate belle, faticose, che segnano il cuore.

Povertà e splendore si baciano sotto il cielo terso dell'inverno boliviano,nel silenzio di queste montagne scavate dal sudore di uomini, donne, bambini/e e animali che riescono a produrre per la loro esistenza ad altezze incredibili,senza mezzi nè risorse.
Quanto ho camminato in quelle giornate, alla ricerca di bambini che datempo non vedevo e che desideravo salutare o riconoscere anche perché qui i volti si rassomiglino, temprati dal sole e dal freddo!

A Nunumayani mi sono fatto accompagnare da un ragazzino di 10 anni, Willy,incontrato mentre segava col falcetto il grano insieme agli zii. Gli ho chiesto il favore di indicarmi alcune case di bimbi sparse tra i monti (in genere li incontriamo nelle scuole o negli asili), e lui si è messo felice davanti a farmi da guida. Solo allora mi sono reso conto che era zoppo..., zoppo dalla nascita, come poi mi ha raccontato. Ma a fatica riuscivo a stargli dietro, per cui ogni tanto si girava e mi sgridava perché andavo troppo piano o mi fermavo per prendere fiato ."Dai, su, in fretta, perché devo tornare al lavoro!"
Un tesoro di bimbo, questo Willy...

Camminare o correre, su e giù per i monti, a 4000 metri, non è mica uno scherzo, ma lo spettacolo di quegli orizzonti spalancati davanti agli occhi facevano dimenticare rapidamente la fatica. E insieme siamo riusciti ad incontrare tutti i bimbi e a riabbracciarli con gioia, magari anche solo congli occhi. Quei bimbi che non dicono quasi nessuna parola, ma che riempiono di tenerezza l'anima.
Ma come faranno a vivere lassù? Senza servizi, senza luce, senza un mangiare sostanzioso, senza legna per far fuoco, con case senza pavimenti, senza finestre, senza materassi, coi tetti di paglia e i mattoni di fango...

Spero proprio che Dio abbia un occhio speciale per ciascuno di questi piccoli perché di certo noi ben poco possiamo fare per loro. Ma almeno il ritrovarsi, lo stringersi per un attimo la mano, cercando di scambiare qualche parola, riascaldano il vincolo dell'amicizia e della fraternità.
Piccoli eroi che non escono da un libro di favole, ma ogni giorno combattono la loro battaglia per una sopravvivenza degna.

E noi siamo felici di poter condividere qualche attimo e qualche sogno con loro. Durante questa ultima visita, tra l'altro, abbiamo pensato a qualche modifica che possa rendere più funzionali le loro casette. Vedremo se riusciremo a concretizzare queste idee.
A Karpani la mia guida è stato Florentino, che di anni ne ha già tredici.Stenco ed alto, la sua figura mi ricorda i llamas per la facilità di movimento sui sentieri sassosi. E quegli stessi sentieri hanno fatto rivivere la memoria di quella gloriosa giornata che passammo con gli amici di Tressano, qualche anno fa, con i confetti in mano e in bocca, alla ricerca di Margarita e della sua famiglia. I bimbi, approfittando le vacanze di questo periodo, erano intenti,con i loro genitori, al secondo raccolto delle patate. E sono quelle stesse patate che ti offrono con grande generosità, appena cotte sotto la cenere. Il loro sapore è squisito. Anche qui tanta dignità e tanta fatica, anche quella di capire la mamma Vicenta che non può alzarsi dal letto per una grave infezione al piede e che non riesce a spiegarmi in spagnolo, nè lei nè il suo figlio David, il senso della sua malattia.
Durante queste camminate imparo due nuove espressioni in quechwa: karuni, che vuol dire "lontano" e tinkuna kumi, che vuol dire "ci rivedremo presto". E con Florentinoe i suoi fratelli ci siamo rivisti presto, qui a Cochabamba, perché sono venuti loro a far visita a Celestina. E come premio si sono fatti regalare una chitarra e un charango che rallegreranno le loro feste interminabili.
Celestina era contenta della loro visita, e pure noi, anche perché lisentiamo sempre di più parte della nostra famiglia allargata.
Le mie gambe risentono ancora di quelle ore a camminate sui sentieri dei llamas e dei bimbi pastori.
Ma anche il cuore risente ancora della gioia di quelle ore...

ben arrivati!
Casa dei bambini, 04 gennaio 2008
Carissima Luciana, carissimo Gianni, carissima Grazia, carissime Lara e Martina!
Oggi siete partiti per rientrare a casa... Non credo che sia stato facile-anche se abbiamo cercato di non farci prendere dalle emozioni-, come non é facile per noi muoverci per la nostra casetta e non incrociare i vostri sguardi,il vostro agire libero e operoso come quello delle api in un alveare. E non é facile per i bimbi rinunciare alle coccole straordinarie di queste settimane,prima di dormire..., e rendersi conto che anche domani non sarete qui fisicamente...
C'é un velo di tristezza che opaca il nostro cuore, la nostra casa e il nostro giardino... E piú silenzio dentro...
Sono stati 20 giorni intensi, tirati, condizionati da tanti imprevisti,imposti dai programmi natalizi. Il tempo, piuttosto piovoso, ci ha accompagnati nei momenti piú importanti ed abbiamo potuto realizzare quasti tutti gli incontri e le attivitá previsti/e.
I bimbi dell' altipiano lasciano un'impressione di grande dignitá e tenerezza. Tutto lassú é maestoso, forse perché piú vicino al cielo, come dignitosa é la povertá di questi nostri amici. Ma oggi ? e questo per noi é motivo di grande gioia- sono partite le porte e le finestre delle nuove casette di Karpani e alla nostra colonia sono arrivati 10 bambini di lassú, con i loro vestitini colorati, i loro volti feriti dal sole e dal freddo, e i loro piedini piagati, specchio di sofferenze ataviche. Gli altri bimbi li hanno accolti con molto stupore, ma con grande simpatia, chiedendo con affetto sincero i loro nomi, e accompagnandoli ai loro letti che li aspettavano con tanto di materasso e lenzuola! Non parlano la stessa lingua, ma i bambini non hanno bisogno di interpreti per capirsi tra di loro.
I bimbi della foresta fanno piangere il cuore, purtroppo... La circostanza e il poco tempo a disposizione non ci hanno permesso di stare di piú con loro,per sentire le loro voci, per giocare insieme, per accarezzarli, per capirli e per renderci conto del loro reale stato di salute. Quasi tutti erano in fase di convalescenza dal morbillo e dalla varicella. Per questo motivo non abbiamo potuto portare nessuno a Cochabamba per la colonia, onde evitare rischi di contagio.
Sembrano bimbi senza futuro perché troppe amarezze, false promesse e surrogati di affetto contagiano il loro presente. Non sappiamo bene cosa fare di buono per loro perché non riusciamo a capirci con le loro famiglie... Oggi,peró, é venuto un papá, come ci aveva promesso, per far vedere dal medico il figlioletto di 5 anni che ha problemi al cuore.
L'idea di costruire un centro, qui sul nostro terreno, solo per i bambini yuqui, é tutta da maturare, ma qualche idea buona dobbiamo pur tirarla fuori per riuscire salvare questi piccoli.
Gli altri bambini, quelli che vivono qui in casa e quelli che la frequentano, sono ognuno un tesoro speciale, che ci riempie il cuore disoddisfazione e orgoglio, anche se non mancano le sofferenze. Questo pomeriggio, per esempio, sono venuti Edson e Joel per chiedere da mangiare visto che la mamma non era andata a lavorare e non era rimasto niente in casa. Meno male che nella nostra c'é sempre di piú..., e siamo vicini... Certo, che c'é tanto da fare per sostenere e accompagnare le famiglie dei bimbi, come ci siamo resi ben conto il primo dell'anno, quando siamo andati dalla polizia per tirare fuori dai pasticci due dei nostri genitori, arrivati a picchiarsi a sangue mentre i loro figlioletti erano abbandonati in casa. Un primo dell' anno segnato anche dall'incontro drammatico con María e Agustín, e i loro due bimbi piccoli, nei giardini della cittá, genitori pieni di colla e alcool, ma abbracciati a noi in cerca di una luce per un futuro che non sembra dare piú loro nessuna chance...
Il senso di questi giorni, vissuti bene insieme?
A me sembra di aver capito che questa casa respira con due polmoni: uno qui in Bolivia, sui campi di battaglia, ed uno sul versante del Secchia. E non ci sono piú distanze: questa avventura la costruiamo insieme giorno per giorno,con i sogni che devono farsi realtá, con le idee che devono prendere forma, con i progetti concreti che si stanno sviluppando, ma soprattutto con tanta simpatia e tanto amore per questi nostri bimbi. Qui tutto é nostro: sono nostri i bambini, sono nostre le famiglie, é nostro il terreno, sono nostre le casette, sono nostre le gioie e le aspettative, sono nostri gli impegni e le attivitá. E sono nostre le utopie e pure gli errori. Intanto, il giorno 20 inaugureremo le prime 4 casette! Evviva! Sono venuti gli amici di Habitat perdarcene l'annuncio e per dare una mossa ai nostri muratori.
Ho capito che é un piccolo bozzetto di un mondo diverso quello che vorremmo sorgesse attorno a noi, un mondo piú umano, piú degno, piú bello, piu gestibile perché ha per protagonisti tanti bambini.
E' il nostro mondo, é la nostra famiglia che ci tengono uniti e che ci fanno gioire e che tengono legati per sempre e che danno senso alla nostravita.
Partire, restare, lacrime, affetti, nodi alla gola, rimpianti, idee condivise, parole di ringraziamento, silenzi altrettanto veri, stanchezze e sbadigli, e chissá quante altre cose ancora, sono momenti di una storia bella che vediamo scorrere davanti ai nostri occhi e che ci fa protagonisti di una avventura, magari piccola, ma che é sotto le braccia dall'arcobaleno. Un segno propizio e foriero di speranza.
Ben arrivati a casa! Ma ogni giorno sarete qui con noi, perché il cuore ce lo dice!
la corsa dei vasini
Ciao!
Anche oggi mi hanno chiamato persone del villaggio tropicale per dirmi che vari bambini stanno male e che vorrebbero che andassimo presto a trovarli... Forse riusciremo la prossima settimana. Stasera mi ha chiamato il papá di Raquel, la bimbina che nei giorni scorsi ha compiuto un anno . Sembra che stia male e che l'abbiano portata all'ospedale piú vicino ma i medici non ci saltano fuori... Cosí pure é per Ari Severino e per Ximenita Cartagena..
Ma non so come faremo se andiamo al villaggio a portare qui da noi i bambini ammalati... Io in questo periodo non riesco a dormire molto... con tanti bambini bravi, ma sempre piccoli... Ma importante é andare lá visto che non hanno molti appoggi... Un abbraccio, domani andiamo all'altipiano per vedere come stanno i nostri.
Ari e bimbi
Un'altra cosa ancora: voglio pure comunicare che i bambini hanno inventato un sport tutto loro, qui a casa: é la corsa dei vasini! Non so come gli sia venuto in mente, ma quando si mettono seduti sopra i vasini, cominciano a trascinarsi per tutte le stanze a fanno le corse a chi arriva prima in fondo alla stanza. Immaginatevi che divertimento! Ma non ci sono solo i vasini.
Oggi mando la foto dei bimbi con Marcela sul dondolo, qui in giardino. Bella, vero?
Inoltre, alla lista delle medicine aggiungo. sciroppi per la tosse naturali per bambini e vitamine sempre per bimbi
Grazie!!!
Oggi siamo stati a Ñuñumayani e abbiamo visto tutti i bambini. Spero riuscire a mandare le foto! Abbiamo portato viveri per tutte le famiglie. I bambini erano molto contenti e pure le famiglie. Io ho fatto il mio solito giro su e giú per i monti, con un po' di sforzi.... ma sono riuscito a rientrare. Le famiglie ci hanno regalato patate appena cotte nella terra, come segno di affetto. Tutto bene, dunque. Ora speriamo poter andare al tropico, a vedere i nostri bimbi ammalati.
Poi daremo notizie.
un po' di storia
LA CASA DE LOS NIÑOS, COCHABAMBA, BOLIVIA - Un po’ di storia. - Ragazzi di strada - Casa de los niños - Inizi dell’Associazione - Bambini in carcere con la mamma - Tribú Yuquis -Villaggi dell’altipiano, a 4000 metri - Centro Educativo sulla Collina di Buena Vista, nella periferia sud di Cochabamba - Bambini con AIDS - Nascita ufficiale dell’Associzione “Casa de los Niños” - Terreno in proprietá - Il futuro: il villaggio arcobaleno L’idea di fondo é quella di mantenere l’amicizia concreta con tutte le persone conosciute in questi anni, tanto i bambini di strada, come i bambini ammalati o in carcere, e con tutte le loro famiglie, spesso prive di speranza. Con tutti vorremmo condividere la nostra vita e quello che abbiamo, in uno spirito di vera solidarietá umana. C’é inoltre un aspetto importante da tener presente.
Io, Aristide Gazzotti, sono in Bolivia da oltre 8 anni. I 10 anni precedenti li ho vissuti in Cile. Sono professore di teologia, part-time, all’Universitá. I primi anni, insieme ad alcuni amici, avevamo una casa in affitto nel centro della cittá di Cochabamba e lí ho conosciuto la realtá di tanti bambini che scappavano di strada e vivevano sotto i ponti o sotto i portici, favoriti anche dal clima sempre temperato di questa cittá. Molti di loro fuggivano da “hogar” (centri di accoglienza) perché preferivano la vita avventurosa e senza impegni offerta dalla strada. Nel novembre del 2000, per la prima volta, ho dato ospitalitá a un bambino di 9 anni, Juan Carlos, che era fuggito da casa e proveniva da un’altra cittá. Si rifugiava da noi di notte e di giorno lavorava come custode di automobili. Dopo 3 mesi, abbiamo rintracciato la famiglia e l’abbiamo accompagnato, con il suo consenso, presso i genitori. Da allora abbiamo mantenuto i contatti con Juan Carlos e la sua famiglia. Lui ora sta finendo gli studi ed é di aiuto per la famiglia molto povera.
Questa prima esperienza positiva mi ha spinto a provare con il reinserimento di altri bambini di strada che nel frattempo avevo conosciuto. Nel giro di due anni, ho ospitato nella mia casa, temporaneamente, oltre 100 bambini. La maggior parte é rientrata presso la propria famiglia. Con tutti é rimasto un rapporto bello e profondo. Il fatto di prendere contatto e di sostenere la famiglia di questi bambini mi sembrava la base necessaria per garantire la continuitá dei rapporti affettivi. Un fatto importante. All’inizio di agosto del 2003 sono venute a visitarmi in Bolivia Luciana ed Elisa, di Roteglia, che avevano sentito parlare della vita che facevo. Proprio in quel periodo avevo affittato una casa grande nella periferia di Cochabamba. Una casa bella, con tanto giardino e persino una piscina. Era un momento in cui, per il trasferimento, non viveva nessun bambino con me. Essendo la casa tutta vuota, a loro due é venuto in mente di aiutarmi a “mettere su casa”, curando ogni particolare con gusto e armonia.
Pensavano fermarsi da me solo alcuni giorni, ma alla fine sono state per piú di un mese. Possiamo dire che allora, e insieme a loro, é nata “la casa de los niños”. Con loro sono entrati nella nostra casa altri bambini/e anche piccoli. E hanno iniziato a frequentare la casa anche i bambini piú poveri del settore. Ogni domenica avevamo piú di 100 bambini che ci accompagnavano. La piscina era la scusa perché potessero, oltre che divertirsi, anche lavarsi. Abbiamo cosí allestito una stanza in cui c’erano 2 docce con acqua calda, e armadi con vestitini adatti per poter cambiare i bambini.
Di ritorno in Italia, Luciana ed Elisa hanno diffuso la nostra esperienza e da allora si é allargato il circolo di amici che ci conoscono a distanza e ci sostengono con tanto affetto e simpatia. Negli ultimi 3 anni, infatti, hanno continuato a venire a visitarci gruppetti di amici di Roteglia e di Tressano. In questo io vedo l’inizio della attuale Associazione Onlus.
Qui in Bolivia sono gli amici della Comunitá di Sant’Egidio quelli che ci accompagnano volontariamente e concretamente per la realizzazione delle nostre attivitá.
In questi anni, abbiamo pure preso contatto con i bambini che vivono in carcere con la loro mamma. Da allora, sono oltre 60 quelli che conosciamo e che partecipano alle nostre attivitá. Di tutti i bambini che frequentano la nostra casa conosciamo la famiglia e la situazione economica e sociale in cui vivono. In media, le famiglie sono composte da 6 figli e vivono in stanze di fango e paglia su una superficie totale di 15 m2. Con i bambini svolgiamo soprattutto attivitá educative (doposcuola), ricreative e seguiamo il loro stato di salute. La nostra casa dispone, infatti, di una piccola ma rifornita infermeria, curata da un medico amico. Ogni giorno funziona una piccola mensa per i bambini piú abbandonati.
Nell’ottobre del 2004 l’ospedale pubblico di Cochabamba ci ha chiesto aiuto nel caso di un bambino di 7 anni, proveniente da una tribú amazzonica (gli Yuquis), gravemente ammalato di tubercolosi e fortemente denutrito. Da allora lui é stato con noi finché la malattia ha vinto e ce lo ha strappato al cielo. David, cosí si chiamava, ci ha aperto le porte di questa tribú in estinzione, formata da un centinaio di famiglie, con tanti bambini ammalati. Continuamente vengono da noi (o noi andiamo da loro, dopo un avventuroso viaggio in canoa sul fiume): li alloggiamo e li accompagniamo nei tramiti ospedalieri. Siamo il loro punto di riferimento costante. Soprattutto, siamo loro amici. Due di questi bambini vivono attualmente con noi.
Fin dall’inizio della nostra esperienza, le circostanze ci hanno messo in contatto con due villaggi dell’altipiano boliviano, tra i piú poveri e abbandonati del sudamerica, con un reddito annuo di meno di 300 euro. In uno di questi villaggi (Karpani) abbiamo messo su una scuoletta con un professore amico che parla la loro lingua e una mensa per i bambini piú piccoli. Quest’anno abbiamo costruito casette nuove per ognuna delle 26 famiglie del posto. Nell’altro, di nome Ñuñumayani, abbiamo costruito un asilo e stiamo rifacendo i tetti delle case per le 54 famiglie del luogo.
Da poco arrivato in Bolivia, ho conosciuto una zona molto abbandonata della periferia sud di Cochabamba e la gente del posto mi ha chiesto aiuto per potere costruire una scuola per i molti bambini del settore, lontani dal centro e le cui famiglie erano emigrate dai villaggi sperduti dell’altipiano. Sempre in quel periodo, ho avuto la fortuna di conoscere una signora boliviana residente negli Stati Uniti insieme al marito. Con loro é nata una bella amicizia e il frutto concreto di questa amicizia é stata la creazione, nel giro di pochi anni, di un centro integrale educativo per oltre 1.000 bambini e ragazzi di quel settore prima abbandonato: Buena Vista. Il Centro comprende una scuola, con 24 aule, un asilo, con 6 aule, un forno che gestiscono le mamme dei bambini, un consultorio medico in fase di allestimento e una chiesetta per tutta la zona. Dalla nostra casa riusciamo a mantenere i contatti con le autoritá della scuola per garantire una buona educazione di tutti quei bambini. L’amicizia con Emma e Benoit, gli amici che vivono negli Stati Uniti, continua ancora, bella e confortante, e grazie a loro abbiamo ricevuto anche tanti stimoli e aiuti concreti per poter portare avanti le iniziative delle nostra casetta.
In febbraio del 2006 l’Ente locale per i minorenni ci ha affidato una bambina di 2 anni colpita da AIDS visto che né la famiglia né altre istituzioni avevano il coraggio di farsene carico. Oggi, 19 marzo, María René sta bene e compie 3 anni, e per la prima volta potrá festeggiarlo in una casetta, in una famiglia, insieme a tanti altri bambini tra cui pure Sebastian, pure lui ammalato di AIDS, Juan Manuel di 1 anno, Isabel di 4 anni, entrambe abbandonati dai genitori, e che da alcuni giorni vivono nella nostra casetta.
In maggio del 2006 é stata approvata ufficialmente la creazione della nostra Associazione Onlus, legata soprattutto alle persone che sono venute a farci visita in questi anni qui in Bolivia o che ci seguono dall’Italia con un affetto tutto speciale.
A ottobre del 2006, dopo anni di vagabondaggio da una casa all’altra, ci é stata offerta, nella periferia di Cochabamba, proprio dove agiamo con la maggior parte delle famiglie povere nostre amiche, una proprietá di oltre 45.000 m2, con due casette ed altri ambienti da restaurare. Da gennaio di siamo trasferiti in questa proprietá che da domani diventerá ufficialmente proprietá della nostra Associazione (il 20 marzo firmeremo il documento di trasferimento).
Uno dei sogni che ha suscitato l’esperienza di questi anni é il desiderio di poter dare una casa alle famiglie dei nostri bambini, le famiglie piú povere che abbiamo conosciuto. Nei mesi di inverno i bambini sono sempre ammalati perché le loro casette non hanno protezione, spesso senza vetri e a volte senza porte e i bambini sono senza alimentazione adeguata. Si tratta di oltre cento famiglie in grave necessitá.
Questa nostra proprietá ci offre la possibilitá di costruire le casette per le nostre famiglie e allo stesso tempo ci permette di vivere accanto a loro con la “casa dei bambini” e tutti i servizi annessi. Infatti, ci sembra indispensabile poter crescere insieme, nello stesso habitat, per affrontare insieme i problemi di ogni giorno, condividendo l’esperienza di una famiglia grande.
L’idea é quella di costruire un villaggio, a cui abbiamo dato il nome per noi significativo di “villaggio arcobaleno”, con la casa de los niños al centro, e attorno 134 casette per i bambini e le loro famiglie conosciuti in questi anni, casette piccoline, di 60 metri quadrati, tutte uguali e belline, con gli ambienti necessari perché ognuno dei membri possa vivere lí degnamente. In un primo tempo, le famiglie riceverebbero le case in comodato, con un regolamento speciale per poterne usufruire, praticamente con un contributo minimo mensile (tema che stiamo definendo legalmente in questi giorni).
Nello spazio della nuova proprietá vorremmo pure le casette per i bambini ammalati di AIDS e di tubercolosi, per ricomporre, nella misura del possibile, le loro famiglie, e per accoglierli bene. Vorremmo una casa-famiglia per i bambini abbandonati o in difficoltá che ci vengono affidati per un periodo. Vorremmo una casetta per le persone di passaggio, tanto dell’altipiano come della zona tropicale. Abbiamo in mente una scuoletta per i bambini che sono costretti sin da piccoli a lavorare e che, senza istruzione, saranno emarginati per sempre. In questo senso, abbiamo giá iniziato in queste settimane una scuoletta per 15 ragazzini/e, che non sanno né leggere né scrivere.
Vorremmo un piccolo consultorio medico, per le tante necessitá di salute che continuamente affrontiamo. Sogniamo un salone multiuso, per realizzare le attivitá principali di appoggio ai bambini nei giorni di maltempo. Vorremmo una piscina grande perché quando ne avevamo una piccolina l’abbiamo sfruttata a piú non posso, e bambini ne erano felicissimi. Vorremmo tanto spazio verde ben curato, con campetti e parco-giochi, per lo svago e il divertimento sano dei bambini. Pensiamo pure in laboratori, soprattutto per dare lavoro alle mamme dei nostri bambini, in modo che possano essere di sostegno per le loro famiglie. E non vogliamo dimenticare gli ambienti per tutti gli amici che continueranno a venire dall’Italia (o da altri Paesi!) a visitarci e a darci una mano.
Noi non ci sentiamo bravi o soddisfatti per quello che facciamo.
Noi ci sentiamo contenti perché la condivisione e l’esperienza di questi anni hanno creato un circolo grande, grande di amici, soprattutto intorno a Roteglia, Toano e Tressano, Sassuolo e Casalgrande (incluso Houston ed altri paesi, non vorrei dimenticare nessuno, ma da troppi anni sono lontano dall’Italia e non ricordo bene i nomi). E l’amicizia costruita in questi anni vale molto piú delle azioni concrete che magari realizziamo o che abbiamo in mente perché quella veramente edifica il cuore di ognuno di noi e lo rende sveglio e capace di vibrare per sempre a favore di altri fratelli e sorelle piú piccoli e meno fortunati di noi, capace di riaccendere la speranza e il sorriso nel loro cuore. Credo che questa sia una luce bella che illumina per sempre la nostra vita.



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